COMMENTO AL PROEMIO DI BOCCACCIO.
Nel proemio del "Decameron" Boccaccio precisa lo scopo per cui ha composto l'opera che è di conforto, distrazione, piacevole passatempo ed evasione dalla vita reale, per coloro che sono vittime delle pene amorose e soprattutto per le povere donne, che sono le più sacrificate, costrette, come spesso avviene, per la tirannia dei padri, delle madri, dei fratelli, e dei mariti, ad una vita di solitudine, senza poter godere di nessuna libertà che invece hanno gli uomini. La memoria delle proprie esperienze, la gratitudine dei benefici ricevuti, la compassione per il dolore sono le motivazioni etiche e morali che si collocano all'origine della composizione. Questo proemio è fondamentale perché contiene tutti i principali temi del Decameron. L'amore è uno dei temi centrali. Questo, non è un amore astratto, idealizzato, ma vivo, vero, e umano, che l'autore ha vissuto drammaticamente durante la sua gioventù. Poi c'è la Fortuna che non aiuta in nessun modo le persone che avrebbero bisogno di sostegno, cioè le donne sofferenti. L'unica cosa che può risollevare le donne sofferenti per amore è l'ingegno, la parola, la capacità affabulatoria che come in passato hanno salvato l'autore, ora salveranno le donne dai patimenti. Quindi la straordinaria capacità che la parola umana ha di trasformare stati d'animo, creare mondi, evocare epoche, sarà in grado di risollevare le donna che soffrono a causa di pene d'amore.
Italian-Idiot
lunedì 2 luglio 2012
martedì 24 gennaio 2012
Il primo giorno di scuola
Che bello! Ho 16 anni e dopo
aver fatto dieci anni di scuola, mi ritrovo a parlare ancora del primo giorno
di scuola. Di quale giorno parlare? Praticamente ogni anno c’è un primo giorno
di scuola fissato dal ministero dell’istruzione ed io ho vissuto ben dieci di
primi giorni, e ne vivrò ancora. Il primo giorno di scuola, di un primo o nuovo
ciclo, per un bambino, ragazzino, ragazzo o adulto è un giorno molto importante
perché in quel momento si entra in una nuova dimensione: un nuovo istituto,
nuovi insegnanti e soprattutto nuovi compagni. Si provano tante emozioni, a
cominciare dal giorno prima in cui viene l’ansia perché si vuole scoprire cosa
accadrà il giorno dopo; chi saranno i nuovi in segnanti, come saranno i nuovi
compagni; si è talmente presi da queste domande che il tempo passa in fretta e
la notte non si riesce a dormire. Il giorno dopo è un giorno bellissimo: salti
giù dal letto prima che suoni la sveglia,non vedi l’ora di andare a scuola,
cosa che non accadrà mai più, e sei stranamente felice anche se sono le sette e
mezzo del mattino. La scuola sembra un posto magico, ma poi diventerà un
incubo; i professori sembra che ti vogliono bene, ti accudiscono, ma per tutto
l’anno, a cominciare dal secondo giorno, saranno i protagonisti di bruttissimi
momenti. Tutti sono felici e spensierati il primo giorno si scuola, tra i
corridoi sembra di essere al carnevale di Rio de Janeiro. Invece gli altri
giorni i corridoi sembrano delle scene da film dell’orrore. Ora però devo
parlare del mio primo giorno di scuola. Io, praticamente, di primi giorni di
scuola ne ho vissuti tre, tra questi quello che ricordo con più piacere è
quello delle medie. Ricordo che in quel giorno non vedevo l’ora di andare a
scuola perché mi alzai prima che suonasse la sveglia. Mia madre mi accompagnò,
come fa tutt’ora, e poi entrai in classe. Io l’istituto, dall’interno, lo avevo
già visto durante l’estate, ma vederlo in quel momento ed entrarci come alunno,
come parte integrante di quell’edificio, e non come visitatore, mi faceva
sentire felice. Ero curioso di sapere chi sarebbero stati i miei nuovi
compagni. Non avevo neanche il problema di trovare un posto vicino a qualcuno
che non conoscevo e di fare nuove amicizie perché in classe mia c’erano alcuni
miei compagni delle elementari. I professori sembravano persone “normali” forse
perché non fecero lezione e si limitarono solo a conoscerci e fare quei soliti
discorsi che si fanno ad inizio anno. Comunque quelle prime quattro ore sono
passate molto velocemente e quando tornai a casa non vedevo l’ora di raccontare
tutti i particolari di quel giorno stupendo. Tutti e tre i primi giorni di
scuola sono speciali però io ne ho scelto uno perché quello delle elementari
non lo ricordo affatto; invece quello delle superiori fu un po’ più normale
rispetto agli altri due, perché io vado al liceo da quando sono nato, lo
conoscevo bene anche prima di entrarci e naturalmente conoscevo già i
professori e loro già conoscevano me (comunque il primo giorno di scuola alle superiori
rimane speciale). Quindi ho scelto quello delle medie non solo perché lo
ricordo con più piacere, ma anche perché è quello che più si addice alle
caratteristiche del primo giorno di scuola. Gli altri primi giorni sono solo
una noiosa ripresa di una lunga routine che si ripete ogni anno e che viene
interrotta da un brevissimo, purtroppo, periodo di vacanze.
domenica 22 gennaio 2012
Ci sono pomeriggi in cui...
Ci risiamo, arrivano le festività natalizie e che cosa ci regala la prof. di italiano? "Ragazzi durante queste vacanze leggerete il libro:Bianco come il latte e rosso come il sangue, di Alessandro d'Avena. Il problema non è leggere un romanzo, tra l'altro forse il più bello che io abbia mai letto fino ad ora, ma quello che viene dopo la lettura. E, come volevasi dimostrare, al ritorno a scuola ecco l'immancabile tema. Taccia:"Ci sono pomeriggi in cui...", e in quale pomeriggio mi doveva capitare? Sono raffreddato, ho mal di testa, ho tante materie da studiare e devo fare un tema.E' proprio uno di quei pomeriggi in cui vorrei, non so cosa vorrei, ma certamente non fare un tema.
Diventiamo seri e mettiamoci a lavoro.
Il pomeriggio è la fase più lunga della giornata in cui, dopo una faticosa mattinata di scuola, un ragazzo vorrebbe riposare sul divano di casa. Però questo piacevole riposo, appena iniziato, deve essere interrotto dai compiti e da attività pomeridiane come la piscina o la palestra. Ed è per colpa di queste cose che i pomeriggi sono diventati brevissimi: non c'è più tempo di guardare la televisione, di stare al computer, o anche di stare seduti su divano senza far niente.
A volte vorrei che il pomeriggio non venisse mai, perché non vorrei sedermi su una sedia per quattro/cinque ore intere a studiare, mentre potrei fare qualcos'altro di sicuramente più divertente; però poi mi rassegno e comincio, e subito si fa sera. Ci sono pomeriggi in cui mi sento annoiato: in quei giorni non ho la forza di studiare, non riesco a prendere la chitarra, e nemmeno ad alzarmi per andare ad accendere il computer. E questi pomeriggi passano molto lentamente come se le lancette dell'orologio non avessero la forza di andare avanti, ma comunque il tempo passa e si fa sera. Poi ci sono pomeriggi in cui mi sento vuoto, in cui penso che potrei fare tante, tantissime cose, ma alla fine non concludo niente e sto davanti al computer, cliccando tante cose e tanti siti che a volte mi chiedo anche il perché l'ho cliccato.
Invece ci sono dei pomeriggi in cui mi sento felice, mi sento bene: sono felice di studiare, cosa molto strana, prendo la chitarra e mi riesce tutto anche l'assolo più difficile. Sono felice per qualcosa che è successo il giorno prima o la mattina, oppure anche per qualcosa che dovrà accadere. In quei pomeriggi mi sento bene, a mio agio con me stesso, mi riesce tutto, persino un problema di matematica impossibile. E in questi pomeriggi le lancette corrono velocissime, sembra che abbiano trovato un'energia nascosta e forse è stata proprio la mia felicità a scoprirla; comunque sta di fatto che in questi giorni mi sento troppo bene. Alla fine posso dire che la giornata, indipendentemente da quello che si fa, passano a seconda dello stato d'animo di una persona, dipende da quello che è successo, da quello che accadrà: come ho già detto, se sei triste, per qualsiasi motivo,la giornata, inevitabilmente, sarà lunga, noiosa e angosciosa; se invece sei felice ti sembra di avere il mondo in mano, e di poter fare ciò che si vuole; il tempo, infatti, più di ogni altra cosa, è relativo e il suo scorrere, anche se inarrestabile nella realtà, dipende da ognuno di noi
Ci risiamo, arrivano le festività natalizie e che cosa ci regala la prof. di italiano? "Ragazzi durante queste vacanze leggerete il libro:Bianco come il latte e rosso come il sangue, di Alessandro d'Avena. Il problema non è leggere un romanzo, tra l'altro forse il più bello che io abbia mai letto fino ad ora, ma quello che viene dopo la lettura. E, come volevasi dimostrare, al ritorno a scuola ecco l'immancabile tema. Taccia:"Ci sono pomeriggi in cui...", e in quale pomeriggio mi doveva capitare? Sono raffreddato, ho mal di testa, ho tante materie da studiare e devo fare un tema.E' proprio uno di quei pomeriggi in cui vorrei, non so cosa vorrei, ma certamente non fare un tema.
Diventiamo seri e mettiamoci a lavoro.
Il pomeriggio è la fase più lunga della giornata in cui, dopo una faticosa mattinata di scuola, un ragazzo vorrebbe riposare sul divano di casa. Però questo piacevole riposo, appena iniziato, deve essere interrotto dai compiti e da attività pomeridiane come la piscina o la palestra. Ed è per colpa di queste cose che i pomeriggi sono diventati brevissimi: non c'è più tempo di guardare la televisione, di stare al computer, o anche di stare seduti su divano senza far niente.
A volte vorrei che il pomeriggio non venisse mai, perché non vorrei sedermi su una sedia per quattro/cinque ore intere a studiare, mentre potrei fare qualcos'altro di sicuramente più divertente; però poi mi rassegno e comincio, e subito si fa sera. Ci sono pomeriggi in cui mi sento annoiato: in quei giorni non ho la forza di studiare, non riesco a prendere la chitarra, e nemmeno ad alzarmi per andare ad accendere il computer. E questi pomeriggi passano molto lentamente come se le lancette dell'orologio non avessero la forza di andare avanti, ma comunque il tempo passa e si fa sera. Poi ci sono pomeriggi in cui mi sento vuoto, in cui penso che potrei fare tante, tantissime cose, ma alla fine non concludo niente e sto davanti al computer, cliccando tante cose e tanti siti che a volte mi chiedo anche il perché l'ho cliccato.
Invece ci sono dei pomeriggi in cui mi sento felice, mi sento bene: sono felice di studiare, cosa molto strana, prendo la chitarra e mi riesce tutto anche l'assolo più difficile. Sono felice per qualcosa che è successo il giorno prima o la mattina, oppure anche per qualcosa che dovrà accadere. In quei pomeriggi mi sento bene, a mio agio con me stesso, mi riesce tutto, persino un problema di matematica impossibile. E in questi pomeriggi le lancette corrono velocissime, sembra che abbiano trovato un'energia nascosta e forse è stata proprio la mia felicità a scoprirla; comunque sta di fatto che in questi giorni mi sento troppo bene. Alla fine posso dire che la giornata, indipendentemente da quello che si fa, passano a seconda dello stato d'animo di una persona, dipende da quello che è successo, da quello che accadrà: come ho già detto, se sei triste, per qualsiasi motivo,la giornata, inevitabilmente, sarà lunga, noiosa e angosciosa; se invece sei felice ti sembra di avere il mondo in mano, e di poter fare ciò che si vuole; il tempo, infatti, più di ogni altra cosa, è relativo e il suo scorrere, anche se inarrestabile nella realtà, dipende da ognuno di noi
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